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LA CARRIERA DIPLOMATICA
DALLA FIGURA TRADIZIONALE AD UNA NUOVA IMMAGINE
I diplomatici, anche se giornali e televisione parlano spesso di loro, rimangono per molti una categoria circondata da un alone di mistero. Non sempre, infatti, si percepisce con chiarezza l’effettivo ruolo che il diplomatico di oggi è chiamato a svolgere. Quello che è certo, è che chi oggi voglia scegliere tale professione è chiamato ad affrontare un compito delicato che richiede la padronanza di diverse aree di competenza ed una continua opera di aggiornamento e creatività.
La sfida dell'interdipendenza
Nel momento in cui la comunità internazionale è sollecitata dalla sfida dell'interdipendenza globale, la figura tradizionale del diplomatico come rappresentante e interprete della volontà politica del proprio Paese si amplia
fino ad assumere contorni inediti. Basti pensare all'estrema velocità e sofisticazione dei sistemi informativi attuali
che hanno trasformato il canale diplomatico in una fonte che gestisce e interpreta, più che creare, informazioni.
Così anche, per le funzioni di rappresentanza governativa e di negoziato, la complessità delle relazioni tra Stati esige oggi non solo una rappresentatività sui temi politici, ma investe in pieno tutta quella complessa rete di legami economici, finanziari, culturali, sociali, migratori e ambientali, che formano l'ampio scenario dei rapporti tra
comunità nazionali.
Una definizione in evoluzione
La definizione di azione diplomatica quale strumento con cui gli Stati conducono i rapporti reciproci e risolvono pacificamente eventuali controversie, pur mantenendo la sua validità, è suscettibile di una più puntuale
interpretazione che viene data ogni giorno dai diplomatici di oggi con il loro operato.
Non solo il Governo infatti, ma anche la società civile in tutte le sue manifestazioni deve potersi sentire espressa
ed interpretata, oltre che rappresentata, nel dialogo con le altre culture, dalla diplomazia all'estero.
Un ruolo manageriale
L’ampiezza dei settori di attività delegati alla diplomazia implica oggi una mentalità ed operatività di tipo manageriale da esprimere nei contesti più svariati: trattare con gli esponenti politici di un Paese straniero, saper far fronte ad una situazione di crisi, ovvero promuovere manifestazioni culturali in un discorso di proiezione di
"Immagine Italia". E’ compito di una diplomazia attenta individuare i potenziali benefici di "ritorno" di qualsiasi iniziativa.
Per i diplomatici di una "grande potenza culturale" come l'Italia è essenziale saper riconoscere l'importanza, non solo ideale, della promozione culturale la quale, valorizzando l'immagine del "Sistema Paese" nel suo complesso, può avere un notevole effetto trainante anche in altri campi, quali quello delle relazioni economiche e commerciali.
Le capacità manageriali di una diplomazia risaltano ulteriormente nel suo impegno nella cooperazione allo sviluppo, ossia nella negoziazione, nella gestione e nel controllo dei progetti di cooperazione con i Paesi in via di
sviluppo. Un compito talvolta difficile e sempre complesso, ma dagli inediti risvolti umani e professionali.
Riconosciuta come valido strumento di politica estera, la cooperazione ha aggiunto, non senza traversare difficoltà e superando alcuni errori del passato, un suo ruolo ben definito nelle relazioni con i P.V.S., in stretto
coordinamento con gli altri "Paesi donatori" e con gli Organismi internazionali ed Agenzie specializzate che operano nel settore dell'aiuto allo sviluppo.
L’ATTIVITA' DIPLOMATICA E LE SUE SPECIALIZZAZIONI
La complessità delle funzioni dell'attività diplomatica richiede una solida preparazione culturale in campo storico, economico, giuridico e linguistico e la capacità di operare nei contesti più disparati.
Su tale formazione di base si inseriscono varie specializzazioni sia per materia (Commerciale e Sociale) che per area geografica (vicino Oriente, medio ed estremo Oriente), rispondenti alle differenti esigenze operative e previste dall’art. 100 del D.P.R. n. 18/1967.
Oltre a tali specializzazioni eventualmente scelte al momento del concorso, il funzionario può anche indirizzarsi verso un settore specifico secondo le sue esperienze più rilevanti o maturate nel corso della Carriera.
Gli Agenti diplomatici, le Ambasciate e le altre Rappresentanze italiane all'estero godono di una serie di privilegi e di immunità sanciti da norme di diritto internazionale che costituiscono oggetto di accordi bilaterali tra Stati ovvero di convenzioni multilaterali. Così, ad esempio, la persona dell'Agente diplomatico è inviolabile, egli - pur se tenuto al rispetto della legislazione dello Stato ricevente - è sottratto alla sua giurisdizione. L’inviolabilità è estesa alla sua dimora, alla sua corrispondenza e ai suoi beni personali oltre che alla sede della Rappresentanza diplomatica. La
protezione cui ha diritto è in parte estendibile anche ai suoi familiari. Sono inoltre previste una serie di facilitazioni, come ad esempio la franchigia diplomatica, che investono anche aspetti più contingenti e materiali con esenzioni da tasse ed imposte. Tutte queste immunità e privilegi conseguono dall'obbligo, vigente per ogni Paese, di agevolare il funzionamento della Missione diplomatica ospite.
I REQUISITI-TIPO
Dalla configurazione di questa professione emerge l'indicazione, certamente orientativa, di una serie di caratteristiche "ideali" che dovrebbe possedere chi voglia intraprendere con successo la Carriera diplomatica.
Requisiti che, al di là delle competenze specifiche richieste a livello di preparazione tecnico-culturale valutate in sede di concorso, richiedono una continua crescita e affinamento che accompagnano la progressione in Carriera
e, parallelamente, le sempre più alte responsabilità connesse. Tra queste la capacità di ascolto e di dialogo, la flessibilità intellettuale e lo spirito di iniziativa, doti di adattamento (anche a livello psico-fisico), capacità di
cogliere sia il senso politico sia il senso comune degli eventi, accompagnati da un rispetto profondo delle identità culturali altrui.
Se è vero che il manager è colui che sa coordinare e suscitare risorse, analizzare situazioni complesse in vista di sintesi decisionali e operative, allora si può affermare che - in diversa e crescente misura a seconda della
progressione di carriera - l'attività diplomatica è prettamente di tipo manageriale.
LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DEL PERSONALE DIPLOMATICO
Le diverse funzioni che i diplomatici sono chiamati a svolgere richiedono una solida formazione professionale ed un continuo aggiornamento. A ciò è preposto l'Istituto Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri.
La formazione del personale si sviluppa durante l'intero arco della Carriera.
Al corso di formazione iniziale per Segretari di Legazione, della durata di 9 mesi e che rappresenta anche il periodo di prova per i nuovi funzionari, seguono una serie di successivi interventi formativi di aggiornamento e specializzazione:
- corso di aggiornamento per i Segretari di Legazione, della durata complessiva di almeno 6 mesi, propedeutico all’avanzamento al grado di Consigliere di Legazione;
- corso di aggiornamento per i Consiglieri di Ambasciata, della durata complessiva di almeno tre mesi, propedeutico all’avanzamento al grado di Ministro Plenipotenziario.
A questi impegni principali, fissati da precisi obblighi di legge, si accompagnano una serie di seminari, corsi, stages
e tirocini - sia in Italia che all'estero - che accompagnano il funzionario per l'intera Carriera.
LE STRUTTURE ORGANIZZATIVE ALL’ESTERO
Le Ambasciate e le Rappresentanze permanenti
Rappresentano lo Stato italiano presso i Governi e le Organizzazioni Internazionali presso le quali sono accreditate. Al loro interno opera personale diplomatico, coadiuvato da personale appartenente ad altre carriere.
Le Ambasciate si fanno interpreti degli interessi e delle posizioni italiane presso gli interlocutori locali, svolgendo anche una funzione informativa e propositiva dalla periferia al centro, fornendo alle autorità politiche italiane informazioni, analisi e valutazioni relative al Paese od Organizzazione Internazionale di accreditamento.
Le Rappresentanze diplomatiche accreditate in Paesi extracomunitari attuano questo lavoro di analisi in stretto contatto e regolare consultazione con le Ambasciate degli altri Paesi membri dell'Unione Europea.
Il giovane diplomatico in servizio in un'Ambasciata può essere destinato ai più svariati settori di attività: dallo studio delle problematiche politiche, allo svolgimento di funzioni commerciali, dai rapporti con la stampa e il mondo dell'informazione, alla gestione di progetti di cooperazione allo sviluppo, fino a partecipare alla negoziazione di accordi bilaterali o, nelle Rappresentanze presso le Organizzazioni Internazionali, all'elaborazione di documenti politici e alle trattative per il raggiungimento di accordi multilaterali.
Le Rappresentanze Consolari
(Consolati Generali, Consolati e Vice-Consolati)
Svolgono all'estero tutte le funzioni amministrative dello Stato italiano in favore delle nostre comunità residenti.
Alla tradizionale tutela degli immigrati si è andata nel tempo sostituendo una attività di indirizzo e di riferimento per gli italiani residenti all'estero.
I provvedimenti normativi che hanno portato alla costituzione degli Organi rappresentativi degli italiani all'estero, quali i Comitati per gli Italiani all'Estero (COM. IT ES.) e il relativo foro attraverso cui far giungere direttamente le loro istanze presso il Governo e le altre competenti istituzioni italiane, quale il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (C.G.I.E.), hanno fornito importanti supporti all'azione consolare.
I predetti organi infatti, oltre a svolgere funzioni consultive, hanno potere di iniziativa e di stimolo nei confronti del Console. Il giovane diplomatico in servizio con funzioni di Console o di Vice Console accanto all'azione
amministrativa dello Stato (quale quella di Notaio, Provveditore agli Studi, Ufficiale dello Stato Civile e di Magistrato) cura i contatti con le autorità locali.
L’ACCESSO ALLA CARRIERA DIPLOMATICA: I REQUISITI PER L’AMMISSIONE AL CONCORSO
Alla Carriera Diplomatica si accede esclusivamente dal grado iniziale per pubblico concorso.
Dal 1° gennaio 2003 tutta la materia concernente il concorso diplomatico è disciplinata dal nuovo regolamento di cui al D.P.C.M. 17 maggio 2001, n. 285, pubblicato sulla G.U. n. 162 del 14 luglio 2001.
I requisiti sono:
Cittadinanza italiana, esclusa ogni equiparazione.
Età non superiore a 32 anni non compiuti alla data del termine stabilito per la presentazione delle domande di ammissione alle prove concorsuali e fatte salve le elevazioni previste dalle vigenti disposizioni. Il limite massimo di
età è elevato fino ad un massimo di cinque anni per i funzionari internazionali che prestano o che hanno prestato servizio anche non continuativo per almeno due anni presso le organizzazioni internazionali di cui fa parte l’Italia.
Idoneità psico-fisica tale da permettere di svolgere l’attività diplomatica sia presso l’Amministrazione centrale che in sedi estere, ed in particolare in quelle con caratteristiche di disagio.
Godimento dei diritti politici. Non possono accedere al concorso coloro che siano stati esclusi dall’elettorato politico attivo e coloro che siano stati destituiti dall’impiego presso una Pubblica Amministrazione, ovvero che sono stati dichiarati decaduti da un impiego statale ai sensi dell’art. 127, lettera d), del D.P.R. n. 3/1957, ed ai sensi delle corrispondenti disposizioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro relativi al personale dei vari comparti.
Diploma di laurea specialistica afferente alle seguenti classi, di cui al decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica 28 novembre 2000, n. 17: giurisprudenza (classe 22/S), relazioni internazionali (classe 60/S), scienze dell’economia (classe 64/S), scienze della politica (classe 70/S), studi europei (classe 99/S).
Sono altresì ammessi alle prove concorsuali i candidati in possesso di una delle seguenti lauree, conseguita - secondo il vecchio ordinamento - presso università o istituti di istruzione universitaria entro e non oltre il 31
dicembre 2006: giurisprudenza, scienze politiche, scienze internazionali e diplomatiche, economia e commercio.
I candidati in possesso di laurea specialistica o altro titolo accademico ad essa equivalente (o alla laurea secondo il vecchio ordinamento universitario) che sia stato rilasciato da un Paese dell’Unione Europea, saranno ammessi
purché la laurea o il titolo stessi siano stati equiparati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 38, comma 3, del D. lgs. 30 marzo 2001, n. 165. Il candidato sarà ammesso con riserva alle prove di concorso, qualora tale decreto non sia stato ancora emanato, ma sussistano i presupposti per l’attivazione della procedura medesima.
I requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito dall’apposito bando per la presentazione delle domande di ammissione alle prove concorsuali.
Non sono ammessi alle prove in questione i candidati che, nei concorsi banditi dopo il 1° gennaio 2003, abbiano già portato a termine per tre volte, senza superarle, le prove scritte d’esame di cui all’art. 10, comma 2, del nuovo
regolamento.
Il bando di concorso riporta le riserve di posti previste dalle vigenti disposizioni di legge.
LA DOMANDA DI PARTECIPAZIONE
La domanda di ammissione alle prove concorsuali, redatta su modulo reperibile al momento opportuno sul sito internet del Ministero, deve essere trasmessa al Ministero degli Affari Esteri – D.G.PE. – Ufficio V – secondo le modalità indicate dal bando di concorso ed entro il termine di 45 giorni dalla data di pubblicazione del bando stesso sulla Gazzetta Ufficiale.
In caso di invio per posta (raccomandata con ricevuta di ritorno) farà fede il timbro dell’Ufficio postale accettante.
Coloro che si trovano all’estero possono consegnare o spedire la domanda di ammissione alle rappresentanze diplomatiche o agli uffici consolari territorialmente competenti.
I candidati che siano in possesso di titoli valutabili (elencati nel bando) devono dichiararli nella domanda di ammissione alle prove concorsuali.
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